
Capitolo Quattro. Socrate.
La Verit contro la crisi della plis.
A favore della difesa dell' thos di Atene e della Grecia si
schierarono alcuni fra gli uomini pi in vista della cultura come
Erodoto, Sofocle, Senofonte ed Aristofane. Di particolare
interesse per noi sono Socrate e Platone, che accettarono la sfida
dei sofisti sul terreno filosofico, utilizzando il loro stesso
strumento di analisi: la ragione critica.
Socrate si opponeva al relativismo sofista, ponendo a tutti la
domanda:  t esti?  (che cosa ?), la quale implicava
l'esistenza di una verit oggettiva. Essa si contrapponeva a che
cosa  per te?, che era la domanda dei sofisti e presupponeva il
relativismo. Con questa domanda Socrate dava un significato nuovo
alla dialettica: se per i sofisti essa era stata uno strumento per
far prevalere una opinione su un'altra, con Socrate la dialettica
diventa strumento di ricerca e fonte di conoscenza non solo della
Verit, ma anche dell'uomo (e degli uomini fra loro), perch
proprio nell'uomo alberga la Verit. Questa ricerca si  quindi
presentata immediatamente inseparabile dall'agire umano: la
Verit, che scaturisce dall'uomo come conoscenza del Bene,
all'uomo ritorna come norma per l'azione morale (fare il Bene).
Molti hanno accusato Platone di aver idealizzato la figura di
Socrate, che come  noto non ha scritto nulla. Ma la lunghissima
disputa fra gli specialisti sembra essere giunta a questa
conclusione: fra le varie fonti che possediamo, quella di Platone
rimane la pi attendibile. Platone descrisse Socrate come un uomo
che in ogni momento della sua vita si dimostr cittadino
esemplare, che am la sua plis fino a volerne essere la
coscienza critica per stimolare i cittadini alla virt; e nello
stesso tempo come un uomo che aveva creduto con tutte le sue forze
in una Verit oggettiva, per la quale era convinto valesse la pena
anche morire, per darne testimonianza.
Essendo vissuto per la sua citt, durante il processo Socrate
chiese come ricompensa il premio massimo: di essere mantenuto a
spese pubbliche nel Pritaneo (confronta Apologia, 36 b-e, vedi
lettura 6 a). Nei pochi giorni di vita che gli rimasero dopo la
condanna a morte, di fronte alla possibilit di fuga con relativo
esilio, che pure gli era stata offerta, rispose di voler rimanere
fedele a se stesso e di dimostrare il suo amore per la citt
ancora una volta con l'esempio, cio continuando ad ubbidire alle
leggi fino alla fine (confronta Critone, soprattutto le parole che
il filosofo immagina le leggi gli avrebbero rivolto, se egli
avesse scelto la fuga, 49 e-51 c). Cos Socrate divenne un
simbolo, e il suo modo di morire un esempio da tramandare alle
future generazioni.
Nello stesso tempo, per, la citt, che condannava a morte il suo
miglior cittadino, dimostrava che ormai il disordine (anarchia)
aveva preso il sopravvento sull'ordine (nmos); che era fallito il
progetto democratico di una societ libera e ordinata che il lgos
umano aveva cercato di realizzare in quella citt, e che quegli
ideali politici si erano dimostrati ingannevoli. Cos la pensarono
molti discepoli di Socrate, che si allontanarono da Atene in
volontario esilio, mentre la citt cominci ad essere governata da
retori

